Elinor Sinnott Goldschmied

Elinor Sinnott nasce nel 1910 in una famiglia borghese nella campagna del Gloucestershire, quarta di sette figli. Dalla vita in campagna, ricca di occasioni di libere esplorazioni in mezzo alla natura, conosce l’importanza del gioco e della fantasia nello sviluppo personale e sociale dei bambini. La sua infanzia è segnata dalla morte precoce del fratello prediletto, seguita a breve da quella della madre.
Durante gli anni della pre-adolescenza la sua aspirazione è di lavorare in teatro, che a quell’epoca non era però considerata una professione adatta alle ragazze. Al termine della scuola presso la Clifton High School di Bristol, sceglie così di seguire studi in campo educativo, presso il Froebel Institute, dove si diploma come nursery teacher (www.froebel.com).

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Il suo primo impiego è presso la scuola di Dartington Hall nel Devon, che all’epoca rappresentava un polo culturale e politico tra i più vivaci e che esercitò su di lei un’influenza profonda, cambiando in modo decisivo la sua visione del mondo.
Nel 1937 ottiene una borsa di studio presso il Dipartimento di Salute Mentale della London School of Economics dove si diplomerà come Assistente Psichiatrica. Qui incontra Guido Goldschmied, un intellettuale triestino di famiglia ebraica emigrato a Londra subito dopo la promulgazione in Italia delle leggi razziali del 1938. Entrambi erano attivi nelle battaglie civili per la liberazione della Spagna. Elinor aderisce al partito comunista.
Nel 1939 allo scoppio guerra la London School of Economics viene trasferita a Cambridge. Guido è arrestato in quanto cittadino di uno stato nemico e trasferito in Canada. Torna a Londra solo nel 1941. Per tutto il resto del conflitto Guido lavora in modo stabile per la BBC, facendo trasmissioni ad onda corta in triestino, mirate a contrastare la propaganda dei Nazisti. Nel 1942 si sposano e nel 1944 nasce Marco.

Elinor inizia a lavorare nel settore della salute mentale nel 1940, a Bradford, dove si occupa di bambini sfollati o rifugiati come responsabile di un nido residenziale per 25 bambini fra i 2 e i 4 anni, il cui comportamento era considerato ingestibile: esprimevano una rabbia legata alla deprivazione affettiva. Benché il personale del centro fosse numeroso, i bambini formavano un unico gruppo che dormiva in uno stesso stanzone e condivideva i ritmi giornalieri nell’ambito di una gestione uguale per tutti. Elinor ri-organizza la vita di questi bambini per piccoli gruppi, con una coppia di operatori responsabili, primo nucleo delle elaborazioni fondanti l’idea della persona di riferimento. In poche settimane la loro situazione psicologica si modifica radicalmente ed essi iniziano a comportarsi in modo più sereno. Questa esperienza diventerà cruciale per la creazione, nel 1945, di un nido cooperativo a Primrose Hill, nella zona nord di Londra.

In questi anni ha modo di conoscere e frequentare personalità importanti nell’ambito scientifico e culturale. Entra in contatto con Anna Freud e Dorothy Burlingham che lavoravano con i bambini in difficoltà o orfani di guerra in un nido residenziale ad Hampstead, in Nederfield Road. Alla loro influenza, unita al peso delle idee di pensatori quali Marx ed Einstein, la Goldschmied attribuisce un ruolo fondamentale sullo sviluppo successivo del suo approccio al mondo dell’infanzia.
Nel 1946 si trasferisce con Guido e Marco a Trieste, occupata dagli alleati. Lì insegna inglese fino al 1948, quando va a vivere a Milano. Qui conosce Elda Scarzella, che dal 45 aveva aperto e dirigeva un’attività per l’accoglienza di madri nubili o minorenni, rientrate in città dopo la cessazione dei bombardamenti e rimaste sole, incinte o con bambini piccoli. L’attività si svolge in sei prefabbricati posti nel giardino di palazzo Sormani, futura sede della biblioteca di Milano.

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Elinor affianca la Scarzella, lavorando soprattutto sull’osservazione e sul gioco dei bambini nei primi tre anni. Già da allora, ed in una situazione di precarietà e mancanza costante di mezzi e materiali, Elinor sviluppa proposte di una creatività e attualità sorprendenti: recipienti e cassette poste su due sedie basse per far giocare i bambini con acqua o sabbia, barattoli, sassi di varie dimensioni, pezzi di legno: materiale ricco di spunti di esplorazione e di possibilità di essere trasformato e re-inventato da parte dei bambini.
Terminata l’emergenza post-bellica, nel 1951 l’esperienza a palazzo Sormani viene chiusa e quello che ormai viene chiamato “Villaggio della Madre e del Fanciullo” resta attivo come ente in difesa ed a tutela delle madri in situazioni di disagio socio/psicologico. Elinor per il Villaggio mantiene i contatti fra Milano, Londra, Trieste e Rimini (Centro Educativo Italo Svizzero, fondato nel 1946 da Margherita Zoebli – www.ceis.rn.it). Inoltre organizza e gestisce corsi di formazione per il personale educativo, finanziati dall’American Friends Committee, attraverso contatti con Louise Wood e Giovanna Thompson.
Questa prima sperimentazione la porta, dopo un nuovo trasferimento con la famiglia a Trieste nel 1954, a realizzare per conto del Villaggio due importantissimi filmati girati nel brefotrofio di quella città, che Elinor frequentava già dal 1948. Il primo, “Lasciatemi almeno giocare”, riguarda l’importanza del gioco nello sviluppo motorio e psico-affettivo del bambino in situazioni di disagio sociale e di istituzionalizzazione; il secondo, “L’adulto nel mondo dei più piccoli”, realizzato con operatori e materiali da gioco del Villaggio, riguarda il ruolo e la funzione dell’educatrice nel rapporto con i bambini nel nido diurno del brefotrofio.
Nel 1955 Guido si ammala di cancro e muore nell’estate dello stesso anno.
Nel 1956 Elinor con Marco torna a Milano, dove continua a lavorare per il Villaggio.

Elinor Goldschmied

Gioco ideato da Elinor

L’anno successivo, tramite fondi provenienti da donazioni private, viene avviata su terreno comunale la costruzione della nuova sede del Villaggio della Madre e del Fanciullo nel quartiere QT8 a Milano (www.villaggiodellamadre.org). Elinor collabora al progetto edilizio realizzato dagli architetti Alberto Scarzella e Fabio Mello, poi cura l’avvio del nido interno, che verrà inaugurato nel 1958. Questo nido rappresenta tuttora una pietra miliare nel panorama delle istituzioni per bambini piccoli: il che è sorprendente, se si pensa che è stato aperto quando a Milano esistevano solo i nidi ONMI e circa quindici anni prima della nascita dei nidi comunali.

A tre mesi dall’apertura del nido, Elinor realizza un terzo filmato, di proprietà del Villaggio , “Infanzia diritto di ogni bambino” riguardante l’impostazione del lavoro nel nido. Da allora si dedica alla produzione di numerosi film didattici sullo sviluppo dell’infanzia, tra i quali: “Growth through play: Part 1- In the beginning; Part 2 -Hand to mouth (Lo sviluppo attraverso il gioco: Parte 1 – All’inizio, Parte 2 –Da mano a bocca, Parte 3 – Muoversi).; Part 3: Moving off’ ; “The Child is Father of the Man”; “Oh what a lovely mess!” Oh, che bel pasticcio!; “I don’t need toys” Non ho bisogno di giocattoli ; “Manpower” Manodopera.. Il fanciullo e’ padre dell’uomo.
Durante questo periodo definisce il termine “Treasure basket” (Cestino dei Tesori) per il gioco con gli oggetti proposto per i bebè.
Nella seconda metà del 1959, ella torna a vivere con il figlio a Londra, dove il quindicenne Marco frequenterà prima il Liceo e poi la Architectural Association.
Dal 1960 al 1965 è Ispettrice per il London County Council nell’ambito della salute mentale dei bambini piccoli e continua a lavorare in collaborazione con il servizio sociale, come Responsabile dell’Ufficio per il Benessere e l’Educazione per l’Inner London Education Authority, fino al ’72.

Buccinasco, visita al cantiere di costruzione del nido

Buccinasco, Elinor con il gruppo del nido “La Perla”

Le sue visite in Italia riprendono con regolarità dal 1978 al 1998, due o tre volte l’anno. Viene tessuta una rete di contatti e di scambi di esperienze, ancora oggi importantissima, per la formazione delle educatrici e delle coordinatrici di nido in molte realtà del Nord e del Centro Italia; lavora molto a Trento, Torino, San Giovanni Valdarno, Arezzo, Milano, Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni, Cesena. In ogni suo viaggio di consulenza e formazione, Elinor continua a dedicare uno spazio di lavoro alle educatrici del nido del Villaggio (che fin dall’inizio è stato aperto sia ai bambini ospiti della comunità che a quelli residenti nel quartiere) e tiene contatti sistematici con i formatori di tutte le istituzioni con cui collabora.

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Nel 1979 pubblica il suo primo libro “Il bambino nell’asilo nido” (Fabbri Editori) e continua a realizzare filmati sul gioco dei bambini nel primo e nel secondo anno in varie realtà italiane e straniere.

Nel 1996 esce il suo secondo libro, “Persone da zero a tre anni “ (Junior Editore), scritto insieme a Sonia Jackson ed edito nel 1994 a Londra.

Nei trent’anni in cui lavora nel campo della formazione delle educatrici in vari Paesi (oltre all’Italia anche l’Inghilterra, Scozia, Spagna e Francia), Elinor non solo mette a punto  la proposta del Gioco Euristico per rispondere al piacere esplorativo dei bambini tra i 12 e i 20 mesi, ma propone anche alcuni criteri basilari per l’organizzazione della vita quotidiana delle comunità infantili, quali: l’importanza di creare piccoli gruppi di bambini, ciascuno con una persona di riferimento ed in un ambiente definito per garantire la sicurezza emotiva, la necessità della costante attenzione da parte degli adulti per favorire le capacità creative dei più piccoli e la considerazione di questi ultimi come persone dotate di intenzionalità, pensieri e capacità di scelta.

Muore a Londra il 27 febbraio 2009. E’ sepolta a Highgate Cemetery, cimitero storico a Nord di Londra.

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Per approfondimenti vedi l’introduzione di Barbara Ongari nel libro “Persone chiave nel nido”, di Peter Elfer, Elinor Goldschmied e Dorothy Sellek, Edizioni Junior, Azzano San Paolo 2010.

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